Porte.

Di fronte a me si aperse una strada ampia e lunghissima, vidi una nebbia che non si diradava e iniziai a camminare. Perseverai per giorni e giorni, per mesi addirittura, passò l'estate, l'autunno e l'inverno, arrivò la primavera. La nebbia si sciolse e la strada, prima interamente coperta di ciottoli si tappezzò di zolle d'erba e fiori.
Ero a piedi nudi, le formiche mi ci passeggiavano sopra, ma non me ne curavo. Andavo avanti, volevo vedere la fine, volevo arrivare alla fine. Poteva esserci un niente, una delusione assoluta o comparire davanti a me qualcosa di magico e bello. Bisognava provarci, se non lo avessi fatto, sarei tornata da perdente.
Finalmente arrivai alla fine della strada, lì dove una striscia delimitava il prato. Il mio sguardo era rivolto a terra, come poche volte, strinsi le palpebre, le riaprii e feci ruotare le pupille verso l'alto.
Tutto ciò che vidi furono delle nuvole splendide, rosseggianti, come zucchero a velo. Sorrisi, almeno avevo tentato, non mi ero lasciata portar via dallo sconforto.



Fui lì lì per girare le spalle, ma capii! Non avevo finito la mia marcia, dovevo oltrepassarle quelle nubi!
M'inoltrai in quel banco umido e tante piccole gocce di pioggia m'investirono. Non mi accorsi nemmeno di essere uscita dalle nuvole che fui accecata dalla luminosità di un'alta porta di legno. Pareva la porta del paradiso, mi avvicinai, poggiai il palmo della mano sulla superficie scheggiata e spinsi con tutto il corpo.
Quello che mi trovai fu sorprendente, ma quella è la mia storia, ora tocca ad ognuno di voi trovare la vostra grande porta legnosa.

Spero abbiate capito il senso di questa mia storiella. :)

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