Pollicina parte 1°

Ed ecco Pollicina!!
Ho pensato che non tutti hanno letto la fiaba autentica, così l'ho divisa in tre parti da pubblicare ^_^

Parte 1°:
C'era una volta una signora che desiderava tanto avere una bambina, ma non sapeva dove rivolgersi. Allora andò da una vecchia strega, e le disse: - soffro dal desiderio di avere una bambina. Puoi dirmi dove posso averla?
- Oh, è facile!- disse la strega; -eccoti un chicco d'orzo, osserva che non è simile a quello che cresce nel campo dei contadini, né a quello che si getta ai polli. Mettilo in un vaso da fiori e vedrai.
-Ti ringrazio- disse la donna, e dati alla strega dodici scellini tornò a casa, piantò l'orzo e subito crebbe un bellissimo fiore, che somigliava ad un tulipano, ma la corolla era strettamente chiusa, come fosse stato ancora in boccio.
-E' un graziosissimo fiore,- disse la donna baciando i suoi petali rossi e gialli.
Non appena li ebbe baciati, il fiore con scoppio di aprì. Era un vero tulipano, ma in mezzo al fiore, su di una verde seggiolina, sedeva una piccola e graziosa fanciulla non più alta di un pollice, e che perciò fu chiamata Pollicina.
Pollicina ebbe per culla un grazioso guscio di noce verniciato, i petali delle violette le fecero da materasso e un petalo di rosa le servì da coperta; vi dormiva la notte, mentre durante il giorno giocava sul tavolo ove la donna aveva messo, in un piatto pieno d'acqua, una corona di fiori con gli steli; in mezzo galleggiava un grosso petalo di tulipano, sul quale Pollicina poteva stare seduta e navigare da un lato all'altro del piatto, usando come remi due crini di cavallo.
Era una cosa meravigliosa. La bimba sapeva anche cantare con dolcezza e grazia senza pari.
Una notte, mentre ella riposava nel suo bellissimo lettino, attraverso il vetro rotto di una finestra entrò una rana obesa, grossa e bagnata, che saltò sul tavolo dove Pollicina dormiva sotto il rosso petalo di rosa.
<Che bella sposa sarebbe questa per il mio figliolo!> disse la rana; e preso il guscio dove dormiva Pollicina saltò di nuovo nel giardino attraverso il vetro rotto.
Là scorreva un canale, e sulla sua riva paludosa e melmosa abitava la rana con un figlio brutto e grasso, che somigliava in tutto a lei.
-Cra, cra, cra!- Questo fu tutto ciò che seppe dire il ranocchio alla vista della graziosa fanciulla nel guscio di noce.
-Non parlare così ad alta voce, la sveglierai,- disse la vecchia rana, -e può sfuggirci perché è leggera come una piuma di cigno. Portiamola sulla larga foglia della ninfea nel canale, per lei che è così leggera e piccola sarà come un'isola! E poi non potrà scapparci, mentre noi metteremo a posto il salone nella casa di melma. Nel ruscello crescevano tante ninfee con foglie larghe e verdi che galleggiavano sull'acqua. La foglia che si spingeva più in avanti era anche la più grande; la vecchia rana nuotò verso di essa e vi posò il guscio di Pollicina.

 

Al mattino la povera piccola, svegliatasi e accortasi dove si trovava, si mise a piangere amaramente perché intorno alla larga foglia non vedeva che acqua e non poteva raggiungere la riva. 
La vecchia rana, scesa sotto la melma, stava abbellendo il salone con giunchi e fiori gialli, per ricevere degnamente la nuora. Poi si recò a nuoto con il suo grasso figlio presso la foglia dove si trovava Pollicina. Essi volevano portare il suo bel lettino nella camera nuziale prima che vi entrasse Pollicina. 
La vecchia rana, inchinatasi profondamente nell'acqua davanti a lei, disse: -Questo è mio figlio, che dovrà essere tuo marito e col quale vivrai deliziosamente sotto la melma. 
-Cra, cra, cra!- fu tutto quanto seppe dire il ranocchio. 
Presero il grazioso lettino e se ne andarono via, mentre Pollicina, rimasta sola sulla foglia verde, piangeva, non volendo andare ad abitare con quella grossa rana e sposare suo foglio, così brutto. 
 I pesciolini, che nuotavano sotto la foglia, avevano visto la rana ed avevano anche sentito i suoi discorsi, perciò misero le testine fuori per vedere la piccola fanciulla. Non appena la videro, trovandola molto graziosa, fece loro pena che dovesse scendere fra la melma. Lo avrebbero impedito!
Si riunirono sotto l'acqua, intorno al verde stelo che sosteneva la foglia sulla quale si trovava Pollicina, ne incisero con i dentini i gambo, e la foglia si mise in cammino sul canale con Pollicina sopra, e scivolò lontano lontano dove le rane non potevano raggiungerla. 
Gli uccellini che stavano nei cespugli, vedendola passare, cinguettarono: -Che graziosa e piccola fanciulla!- La foglia veniva trascinata sempre più avanti nella corrente e condusse Pollicina oltre il proprio paese. 
Una deliziosa bianca farfalletta prima le volò sopra, poi si pose sopra la foglia perché Pollicina le era molto simpatica, contenta che la rana non l'avesse più raggiunta. 
Era un viaggio magnifico. Il sole splendeva sull'acqua che brillava come oro. 
Pollicina, presa la sua cintura, ne legò un capo alla farfalla e l'altro alla foglia, che scivolò ancora più in fretta. 
Quand'ecco arrivare in volo un grosso maggiolino, che, ora con le zampette, l'abbracciò alla vita sottile e se la portò sull'albero. La foglia verde intanto continuava la sua corsa trascinandosi la farfalla la quale, essendo legata non poteva volare più via. 
Come si spaventò la povera Pollicina, quando il maggiolino la portò sull'albero! 
Ma soprattutto si preoccupò per la bella e bianca farfalla, che, legata alla foglia, se non fosse riuscita a liberarsi sarebbe morta di fame. 
Ma al maggiolino tutto questo non interessava. Egli si sedette con Pollicina su di una grande foglia d'albero, le diede dolci fiori da mangiare e le disse che era tanto graziosa, ance se non somigliava affatto ad un maggiolino. Più tardi giunsero gli altri maggiolini che abitavano sull'albero, per una visita. 
Dopo aver osservato Pollicina, una maggiolina stropicciando le antenne, disse: -Ha solo due gambette, ha un aspetto misero. 
-E non possiede nemmeno le antenne,- dissero gli altri. 
-Che vita stretta! Sembra un essere umano ì. E' proprio brutta- aggiunsero le dame maggioline. Eppure Pollicina era molto graziosa, e di questo parere era stato il maggiolino che l'aveva portata con sé. 
Ma quando tutti gli altri dissero che era brutta, se ne convinse anche lui e, non volendone più sapere, la lasciò libera di andare dove le piacesse. 
Volò con lei giù dall'albero e la posò su di una margherita. 
Pollicina pianse, credendosi brutta, perché il maggiolino non l'aveva voluta; 
eppure era carina più di quanto si potesse credere, così fine e delicata come il più bel petalo di una rosa. 
Per tutta l'estate la povera Pollicina visse sola nel bosco. Ella aveva intrecciato un lettino con fili d'erba e lo aveva appeso sotto la grande foglia del farfaraccio, al riparo dalla pioggia, e per mangiare raccoglieva il polline dei fiori e beveva la rugiada che cadeva ogni mattina sulle foglie. 

2 commenti:

  1. Ti ringrazio vivamente per avermi fatto notare quell'abominio che rovinava la mia poesia. Prima o poi dovrò imparare a rileggere anche quello che scrivo nel mio blog hehehe ^_^.
    Cmq sono lieta di averti fra quelli che mi seguono e di constatare che anche il tuo blog è veramente bello...ti seguirò!
    Buonaserata

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  2. Grazie molte :) Ma figurati (abominio ahah!)!! Grazie ancora :))

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