Sono arrivata alla conclusione che mi sto antipatica!

In questi giorni sto ridendo e piangendo tanto. Rido e un momento dopo piango, che dire, sono strana.
Rido perché non voglio piangere, perché questa vita mi piace troppo per passarla piangendo.
I miei voti fanno pena, ma questo non mi preoccupa poi tanto. I voti non mi hanno mai preoccupato. Non sono mai stata una fissata. So di non essere stupida e so che ce la posso fare. Questo è il mio trucco per la promozione.
Quando lo dico penso che mi prenderei a sberle. Mi prenderei a sberle per ogni cosa se devo proprio essere sincera.
Mi trovo così insopportabile. Sono vanitosa e mi lascio passare tutto sopra come fosse acqua. Niente è per sempre. Non prendo niente in modo serio.
Credo di poter diventare qualcuno a questo mondo, quando non c'è lavoro e gente migliore di me non ce la fa. Eppure io insisto, diventerò una scrittrice perché sono brava, perché non voglio fare altro. E ne sono fastidiosamente certa. E' come se avessi in mano il mondo e lo potessi rigirare a mio piacimento.
Mi fa incazzare il fatto di essere intelligente, io non me la merito questa intelligenza, dovrebbe stare alle persone che studiano come matti, ma non riescono a capire perché non sono portati o per altri motivi.

Non dovrei averla io, io che nemmeno la sfrutto in pieno, che ne prendo una minuscola parte e la utilizzo debolmente, tanto per fare.
Come non dovrei essere fantasiosa. Conosco persone bellissime che vorrebbero scrivere, ma non ce la fanno, proprio non riescono ad iniziare, allora mi chiedono aiuto e io glielo do. Vorrei dargli quel qualcosa che mi fa pensare ad un racconto ed ad un suo inizio in poco tempo.
Ora voi penserete che mi stia facendo grande... avete ragione, ma è la verità.
Odio le persone che si sottovalutano: "ho preso 4 perché quella verifica ha fatto schifo" e poi prendono 9 perché avevano studiato pomeriggi interi, quelle persone che non dicono di essere intelligenti, quando lo sono. E' un affronto agli stupidi, è come prenderli in giro.
E mi odio per il fatto di star simpatica alla gente, o di piacere ai ragazzi.

Io non sono simpatica, e, come dice Willwoosh, se potessi mi prenderei a sprangate sui denti, ma i denti sono i miei e mi farei molto male, è l'unica cosa che mi frena.
No, dico perché io devo piacere ai ragazzi o essere simpatica? E perché quell'altra viene catalogata come brutta e antipatica? Perché? Chi diavolo ha scelto tutto questo?
E quindi mi trovo odiosa, per questo mio orgoglio sconfinato e sicurezza indissolubile e mi chiedo, cosa vedete in quello che scrivo e in quello che dico per volermi bene?
E poi io volevo parlare di altro, ma è venuto fuori questo e quindi lo lascio, perché in fondo, quell'altro di cui volevo parlare, non era poi così importante.

Nostalgia...

Mi mancate. Mi manchi classe mia, eri meravigliosa. Non esisti più.
Chi può avere così tanta cattiveria da far estinguere un'anima?
Ogni tanto, quando sto là seduta su quella sedia, la mia mente scappa da fisica, scappa dall'equazione della retta principale del fascio di rette di algebra e si guarda intorno per trovare risate e freschezza.
La mia mente viene inondata da una sorta di angoscia insopportabile e i miei occhi si fanno un tantino lucidi.
Tanto lucidi. Talmente lucidi che un passo in più verso i ricordi e i goccioloni scenderebbero giù sulle guance come un fiume in piena.
Come l'acqua che scende ora dal cielo.
Ripenso alle risate, all'umorismo, a quanto ci adoravano e ci odiavano. Al fatto che non ci fosse un momento di pace, di noia. Al fatto che eravamo tutti amici.
In questa nuova classe alcuni non parlano nemmeno con altri che stavano con loro dalla prima liceo.
In questa nuova classe ci sono i gruppetti. Odiosi, brutti gruppetti che non si uniranno mai.
E io sto male. Sto male perché non è giusto. Quello che avevo era la perfezione e cos'ho fatto? Non lo so. Non so cosa posso aver fatto per meritare questo.

Nessuno si trova bene nella sua rispettiva nuova classe. Rivogliamo la B. Nostalgia. La nostalgia di un momento passato in allegria e la visione di persone smorte che dormono sui banchi durante la lezione.
In questa nuova classe ho conosciuto una persona fantastica, ma non ci penserei nemmeno un attimo a lasciarla per tornare con i miei vecchi compagni.
Ma quello che odio di più è il fatto che non ci siamo sciolti perché il nostro tempo è finito, ma che è successo così e niente esiste più per nessun motivo. O meglio il motivo c'è: eravamo la classe perfetta. Quella divertente, intelligente, unita. Quella che non dovrebbe esistere. Eravamo la perfezione nella nostra imperfezione.
E ripenso a quegli abbracci che ci siamo dati il primo giorno di scuola per salutarci. Come un'arancia che si smembra. Tanti piccoli spicchi che vorrebbero con tutto il loro succo essere riuniti, ma che ormai sono stati tagliati dal coltello della stupidità umana.

Bah... che dire? Insegnanti...

Venitemi a chiedere perché alle nove meno dieci di sera vengo a fare un post e non vi so rispondere.
Non vi so dire molto a dire la verità, la scuola è iniziata, male ovviamente e io adoro filosofia.
L'interrogazioni di scienze è andata bene, grazie al cielo, ma la verifica di storia (ç_ç giuro che detesto la mia prof) è andata male, per non parlare di matematica.
Ma tanto siamo all'inizio. E' la fatidica frase che dico ogni santo anno, dopo: "Da quest'anno studio" dell'estate e "questo quadrimestre non prendo nemmeno un'insufficienza" dell'inizio della scuola (prima di una verifica o un'interrogazione, ovvio). Poi i buoni propositi vanno definitivamente in fumo e mi ritrovo con quattro materie giù al pagellino del secondo quadrimestre.
Vi giuro che se voi veniste interrogati dalla mia prof di scienze, o prendereste a bastonate un vostro compagno, o bacereste tutti i muri della scuola per la felicità.

Lei ci mette tutti nei rispettivi banchi e ci fa dividere. Inizia, dice un nome e gli chiede una cosa, se non la sa, passa ad un altro. Ti fa due domande. Mi sono andate di... fortuna tutte e due.
E' questione di fortuna o di essere preparati alla perfezione, nel mio caso? Fortuna.
Ma perché i nuovi prof di quest'anno si ostinano a interrogarci seduti ai banchi? Mi viene l'ansia, detesto questa cosa! Sono tutti dietro di te e nessuno difronte!
Poi io ho bisogno di sgranchire le gambe, di ciondolare, penzolare e chi più ne ha, più ne metta, invece, ora l'unica cosa che posso fare, è far cigolare fastidiosamente la sedia di legno che, un altro movimento, e cade a pezzi a terra, con me sopra i trucioli.
In questi giorni, inoltre, tutti i prof entrano in classe e ci dicono questo: "Le verifiche sono andate davvero molto male, a parte certi (in cui io non sono compresa), sono andate MALE".
Si divertono? Sì e molto anche.



Ma che dirvi, quando sei rinsecchita, ingobbita, non dall'età, più che altro dal sangue d'arpia, con capelli tutti scompigliati e tirati fino allo stremo, con i fianchi grossi e maglioni su maglioni per cercare di mascherare il grasso che le gronda per colpa del troppo sangue che ha succhiato ai suoi studenti, non hai molto da fare e il tuo massimo divertimento è affibbiare qualche 4 qua e là.
E la cosa più fastidiosa? I suoi sorrisetti da scema. Ma che sorridi? Ho preso 4, che sorridi!
Insegnanti, razza a parte, posso solo dire, poveri figli!

Mythological Meme


Ciao! Torno qui sul blog per il Mytological Meme *-----* che mi ha passato Starlight e ringrazio anche davvero tanto per i premi ricevuti da Laura Mint   e da Aui98 per i premi che mi hanno donato, li ho già ricevuti, ma è sempre un piacere pensare che ci sia qualcuno che mi ritenga così meritevole di premi ^_^

Bene, il meme è abbastanza particolare e davvero BELLISSIMO! Ma non tutti sapranno farlo suppongo, perché è per gli amanti della mitologia!
Consiste in 16 domande e nel donarlo poi a 4 blog! *w*

1. Qual è il tuo "Pantheon di divinità" preferito?
Sicuramente quello romano, nel senso, con i nomi romani, è classico ovviamente, ma lo preferisco di gran lunga a tutti gli altri :)

2. Qual è la tua divinità preferita e perché?
Oh, questa è difficile, probabilmente Diana, o anche Astrea (nome greco). Credo che però Diana sia colei che preferisco, perché la trovo nobile, forte d'animo, l'ho sempre associata un po' ad Atena, lei però è la dea della caccia e proteggeva gli animali selvaggi, la trovo giusta e rispettosa, sempre in contatto con bestie a cui donava il suo amore.

3. Il mito che ti piace di più?
Pensandoci, forse il mio mito preferito è quello di Cassandra che non venne mai ascoltata e quello di Medusa che tramutava tutti in statue con lo sguardo, o ancora Circe che tiene sull'isola dei Feaci, lo strega e lo incanta. Ce ne sono così tanti che non saprei quale scegliere!

4. Quali poteri vorresti possedere?
Questo è sicuramente un punto fermo, vorrei potermi muovere tra gli uomini in forma di nuvola o di nebbia e galleggiare nell'aria, vedendo miracoli della natura e mari in tempesta, senza danni!

5. Se avessi i poteri di una divinità, qual è la prima cosa che faresti?
Buttarmi nel fuoco e diventare per un po' parte di esso.

6. L'animale mitologico con cui non vorresti mai scontrarti?
L'arpia, ho sempre avuto una paura tremenda di quell'essere, forse perché può volare? Non lo so, credo di sì, ogni parte dell'arpia mi mette l'ansia, mi terrorizza!

7. Il poema in cui vorresti entrare?
Sono cresciuta a pane e Odissea, leggevo anche i fumetti dei Flistones in cui si parlava dell'Odissea, la amo dal più profondo del mio cuore!

8. Il tuo eroe preferito?
Achille, niente esitazioni. Achille è fantastico, in tutti i suoi difetti, Achille Achille Achille!

9. L'arma mitologica che, secondo te è la più potente?
Io davvero non sopporto Venere, ma lei è forte, è potente, riesce a fargliela pagare a chiunque le si metta contro, ha il potere, l'arma, della seduzione... Ogni uomo è corruttibile.

10. Se ne avessi la possibilità, in che animale ti faresti trasformare dalla maga Circe?
Circe *w* eccoti qui! Oh, beh, da piccola guardavo spesso i documentari e provavo a capire quale animale fosse più forte e più al sicuro. Voglio diventare un echidna Circe!

11. Sei davanti ad una divinità e hai solo una domanda/richiesta che puoi fare: qual è?
E' tipo la cosa del Genio della Lampada, anche questo mi sono sempre chiesta fin da bambina, se avessi potuto esprimere tre desideri, quali avrei scelto? Un tempo non lo sapevo, oggi credo di saperlo: vorrei non perdere mai la mia capacità di scrivere e inventare storie così, come se fossero frutto di qualcos'altro. Vorrei solo mantenere questa qualità, anche quando sarò una vecchietta rattrappita...

12. La divinità che ritieni più sexy?
Sono sempre stata moooolto attratta da Marte, mi piacciono i difficili u.u

13. Il mestiere di una divinità ai giorni nostri? (specificare la divinità...)
Diana farebbe la veterinaria, anche se la vedo sprecata, e Bacco l'oste xD

14. Credi negli dei?
Dico solo questo, sono una possibilità migliore di Dio -.-"

15. Come sarebbe il mondo se le religioni politeiste non fossero state spazzate via da quelle monoteiste?
Paranoico, lunatico, incasinato, che sono tutti aggettivi già esistenti, ah e forse più attaccato alla realtà.
Insomma, almeno gli dei rappresentavano cose realmente esistenti, tipo i mari ecc... ma Dio? L'onniscienza, la bontà infinita? Oh, fatemi il piacere. Quello non potrebbe esistere mai.

16. L'immagine che per te rappresenta la mitologia?

Il drago è la mitologia, una mitologia che ormai non è più realtà, ma molti la amano talmente tanto che riescono ad innalzarsi fino a sfiorarla con la punta delle dita ed è inevitabile che tu senta il tuo cuore battere per lei sin da piccola...














Devo passare il meme a 4 blog, ma sinceramente non saprei a chi piace la mitologia di voi, se vi piace e volete fare il meme commentate e sarò lieta di accontentarvi. Ripeto non è che non voglio passarlo, è che non sono sicura di a chi possa piacere :)
Non abbiate esitazioni a dirmelo, in caso vi affascini ;)

Filosofi burloni e verifica con colui che ha infranto il muro del suono... -.-"

Io cerco di fare post ogni 2 giorni, alcune volte ne passano tre, altre 5 altre vorrei scrivere sei post nello stesso giorno. Com'è vero che l'anima umana non può essere schematizzata.
La verità è che scrivo questo postino per rilassarmi, dopo 2 estenuanti ore di studio della storia!
Il bello è che il nuovo libro mi piace, altrimenti farei come l'anno scorso e non ci perderei tempo sopra...
E mi piacciono anche gli argomenti, pazzesco no?
Certo che questa terza superiore è proprio strana. Molto molto. Mi piacciono le cose che studiamo a cominciare da filosofia e a continuare con storia! Ma io dico, storia mi ha fatto sempre sbadigliare come un ghiro che non dorme da giorni e invece, quest'anno che s'inventa? Diventa interessante!
Una cosa inaudita, come inaudito è che non veda l'ora di studiare la Divina Commedia o di continuare quel Parmenide che continuava con l'essere e il non-essere. Perché l'essere non può avere origine, perché l'essere dovrebbe derivare da un altro essere, ma se l'essere è la physis di tutte le cose, allora deve essere unico, quindi un essere di dovrebbe generare da un altro essere ed è impossibile, una seconda soluzione è, invece, che l'essere di generi dal non-essere, ma se l'essere c'è e il non-essere non esiste, allora l'essere dovrebbe essere il non-essere, che è molto sciocco da dire, perché? Perché il non-essere non esiste! Ahah, che burloni questi filosofi.

Sembra pazzo Parmenide, eppure tutto segue un ragionamento logico quindi un logos un nous e deve essere così, per forza! E Platone, penso che sia il filosofo più condizionabile in assoluto! Da quanti pensieri s'è fatto condizionare? Dai pitagorici, da Eraclito e anche da Parmenide e poi noi lo prendiamo come modello di riferimento! Uno che ha copiato tutto. Oh, beh, d'altronde noi identifichiamo Shakespeare come l'autore di Romeo e Giulietta, senza sapere che sono davvero esistiti e non a Verona, bensì a Siena e si chiamavano: Romeo Marescotti e Giulietta Tolomei e che la loro storia è stata prima trascritta da autori italiani, poi da uno francese e infine da quel barbaro inglese di William.
Puah, che vita.
Oggi ho fatto la verifica di matematica, ho capito perché il nostro professore è considerato come il più cattivo insegnante di matematica dello scientifico di tutto il triennio. E' andata BENE, ma TANTO se ho preso QUATTRO.
Per non parlare di quella di scienze: "Io voglio r-a-p-i-d-i-t-à!". Dico solo poche parole: chimica, 5 esercizi con formule, 20 minuti. Una media di 4 minuti ad esercizio, a problema!
Altro che rapidità, qui superiamo quello che ha infranto il muro del suono!


Sbagliare...

Sapete cosa penso ogni giorno? Penso che la vita sia una sola. Penso che sprecarla sarebbe ciò che di più stupido potremmo fare.
Io stessa spreco la mia vita volendo sempre lo stesso ragazzo che, importante davvero, non mi desidera.
Si chiama masochismo o amore, sono un po' la stessa cosa alla fine.
A parte questo, non penso di starla sprecando tanto.
E ora parto con il discorso filosofico, quello che con l'amore non c'entra, per la gioia di tutti voi che non ne potete più di sentirmene parlare.
Ho sedici anni, sono una ragazzina, sono piccola, ho ancora tutta la vita davanti, le persone dicono così. Non tutte, ovvio, la maggior parte.
Eppure io non mi sento appena nata, no e nemmeno voglio aspettare di essere "grande". E' stupido. Perché dovrei aspettare? Chi lo sa cosa riserva la vita? Chi lo sa, facendo le corna, che io abbia un lungo futuro davanti a me?
Perché aspettare, aspettare cosa? Che il mondo mi prenda nelle sue grinfie e mi comandi come un robot. Come un essere stupido, incapace di pensare con la propria testa. Il fatto, però, è che, purtroppo per gli adulti che mi vogliono manovrare, io so pensare con la mia testa, anzi penso anche un po' troppo e dico anche quel che non dovrei.

E' vero gli adulti sono più grandi, sono più saggi, loro sanno cos'è bene per i giovani. E' vero, seguendo i loro consigli alla lettera potrei non sbagliare mai.
Io voglio sbagliare! Accipipperina! Io voglio sbagliare, perché se non provo, se non sperimento più di quello che è nelle mie capacità adesso, quando lo faccio e come faccio a trovare la mia strada se non mi metto alla prova?
Le persone giudicano male altre persone, perché hanno i capelli verdi, i tatuaggi, i piercing, perché fumano, senza sapere cosa c'è dietro. Senza sapere che proprio coloro che fumano, che ascoltano musica da rivoluzionari, che hanno un orecchio tappezzato di piercing e sul braccio un Che Guevara tatuato, sono degli amici meravigliosi, che non ti lascerebbero mai. Che ci tengono e ti vogliono bene.
Sperimentare, questo significa essere giovani, urlare al mondo quello che provi, gridare con tutta la forza dei tuoi polmoni che tu adori gli AC/DC! Gridare che le persone sono cattive, gridare le tue idee perché sai di essere forte, perché un giorno sarai tu quello che verrà ascoltato! La città, la metro è un sogno per me, un posto dove s'incontra, si parla gente di qualsiasi forma e colore, gente che vuole essere un politico e gente che vuole essere un musicista.
La varietà delle persone è il più bel punto del mondo. Siamo tanti, siamo diversi, siamo unici.
E sbaglierò, e un giorno mi tingerò di blu per il concerto, un giorno organizzerò striscioni e cartelloni per i gay pride, e un giorno la mia strada si aprirà.
Perché fare domani, quello che puoi fare oggi? Cazzo, sei bravo a scrivere, a cantare, a parlare, dimostralo! Sii te stesso fino alla fine, nessuno può essere te stesso, per quanti anni tu possa avere, sei unico e niente è impossibile, niente, niente! Andando avanti si perde questa concezione della vita, andando avanti si comincia a credere che non tutto è possibile, è vero, e allora fallo adesso, quando ancora ci credi e lo potrai dimostrare al mondo e potrai vedere il tuo sogno realizzato: il tuo libro che viene tramandato da padre a figlio e tu sarai immortale, sarai carta, sarai idea, sarai dentro la mente della gente ed è così che non morirai mai.

Io l'ho trovato il segreto dell'immortalità: sbagliando, facendo pazzie e cose stupide, eppure io ora sono solo una vecchietta con i capelli grigio ardesia che fuma un sigaro alla vaniglia mentre scrive il suo ultimo libro, prima dell'eternità.

(Non so bene da cosa sia venuto questo post, spero che vi sia piaciuto).

Pan–Koutì

Lo so, lo so che sono passati solo due giorni dall'ultimo post. Che scrivo troppo, lo so. Ma avevo bisogno di scrivere, ne ho tremendamente voglia.
E' che oggi mi sento strana. Non è forse sempre così? Non c'è un giorno in cui io sia uguale a quello prima... Ditemi che anche voi siete in continuo cambiamento...?
Oggi c'è un così brutto tempo qui. Dovreste vedere, non piove, però, è triste, è nuvoloso.
So che a molti di voi piace, ma a me mette tristezza non potere vedere il sole.
Quello che ci fa vivere.
Perché noi possiamo dire tutto quello che vogliamo, ma viviamo grazie al sole prima di tutto. E io mi cibo di sole.
Amo sentirlo sulla faccia, nonostante rimanga bianca come il latte. Amo quel tepore piacevole sulla pelle.

Beh, questo tempo mi fa venire in mente una prigione. Una prigione strana, una nella quale siamo tutti imprigionati insieme e non lo sappiamo. Una in cui si consuma la vita che noi indichiamo in diversi modi: da cani, di lusso, media, sopravvivenza. E poi ci sono quelle persone che la chiamano solo vita.
Devo ammettere che questa vita mi piace proprio. Anche la tristezza che ne fa parte. Non importa. Il punto è che non c'è un giorno in cui io non ami questa vita.
Questo è diventato sempre più raro, non trovate? Eppure io non posso non vedere tutto quello che c'è di bello qui. Quelle piccole soddisfazioni che ti riempiono.
Secondo me nel corpo umano c'è una piccola, infinitesima parte che vale quanto tutto l'essere, se questa è vuota o non la sentiamo, stiamo vivendo senza veramente vivere.
E il bello sta che questa particina può riempirsi con tante cose, non c'è una materia prima.
Per alcuni si può riempire con il sapere, quando apprendi, ti senti meglio, per altri con la religione, pregando magari, per altri ancora con l'amicizia, l'affetto ti riempie, e anche con l'amore magari, non solo quello passionale, di ogni tipo, anche l'amicizia, ora che rifletto.
Per esempio, oggi io mi sono sentita piena quando lui ha scherzato con me, e vuota quando mi ha detto che la sua nuova classe gli piace molto, piena quando T (quel ragazzo che sta nella nuova classe, perdonatemi non so come soprannominarlo...) concordava con me a religione e ha rubato il posto ad un altro per sedermisi accanto e quando si girava, faceva una faccia del tipo: non-sopporto-più-la-prof e ridevamo insieme silenziosamente.

Mi sono sentita vuota quando ho ricevuto una notizia che non mi andava molto a genio e nuovamente piena quando la mia "amica" perfettina mi ha detto: "Siamo opposte, ma senza di te non riderei mai!".
Vuota quando non mi ha interrogata in algebra, volevo, quegli esercizi che ha fatto fare all'altra li sapevo svolgere alla perfezione e di nuovo piena mentre ricevevo le attenzioni che, peraltro non mi dispiacciono, di T.
Però, resta, quella malinconia... di quel lui che mi fa stare bene e male allo stesso momento.
Comunque, credo che per ottenere i grandi risultati, bisogna prima soffermarsi su quelli piccoli.
Ebbene, voglio dare un nome a quella piccola parte... credo che si possa chiamare Pan–Koutì (scatola del tutto).

Questo Piccolo Grande Amore...

Avete presente quando ci sono troppe cose da fare e tutto vi si mischia in testa? Quindi avete proprio lì dentro il caos più totale? Bene, questo è quello che accade nella mia testa in questi "tranquilli" (scherzo ovviamente, quando ci sono di mezzo io niente è tranquillo) giorni d'inizio ottobre.
Beh, ho decisamente preso in considerazione il fatto di dimenticarlo, anche se devo ammettere di aver preso questa decisione già in passato.
Ma questa volta era molto più plausibile, perché il suo migliore amico è venuto a sapere che mi piace e, ergo, gliel'ha detto. Ma, oggi si è arrabbiato tantissimo perché non l'ho salutato, ergo qualcosa gli importa di me. Oppure gli importa di ricevere attenzioni, oppure gli importo davvero io.
Vedete, sono in crisi, non lo so.

Lui mi manca tanto e senza non sono molto felice, ma è anche vero che in questi giorni c'è un ragazzo non poco interessante che mi riserva delle attenzioni mica male. Io ne sono contenta, com'è normale, suppongo... ma a me lui non piace. Non che non sia carino, anzi, credo sia anche più carino di quel lui che continuo a scrivere in corsivo.
Però... vedete è diverso, magari questo ragazzo mi attira, ed è così, ma non mi piace.
Di sicuro non può smettere di piacermi una persona da un giorno all'altro così, punto e stop. Potrebbe anche conquistarmi questo ragazzo, ma il mio cuore è altrove, magari la mia mente sta con lui mentre mi fa ridere con gesti buffi o mi spiega un esercizio di matematica, solo lei. Solo la mente.
Fatto sta che quando mi parla o sta lì vicino quel lui, la mia mente smette di esistere, vagando qua e là per le vie della città (volevo dire scuola, ma non fa rima) e il mio cuore inizia a tamburellare come se, dentro il mio petto, ci fossero fissi dei suonatori di Bongo che vogliono avere l'elemosina da lui e con gli altri non valesse.
Devo cercare di distanziarlo, eppure quando sta a pochi passi, non posso fare a meno di fare un balzo e trovarmici davanti e cominciare a parlare. Non riesco a concepire che ci possa essere un giorno in cui ci saluteremo incontrandoci e, entrambi, seguiremo le nostre strade.
Questa concezione mi strazia, è qualcosa di terribile per me.

Ma non posso nemmeno fare così. Continuare a pensare a questo ragazzo quando non mi vuole.
E voi direte, lascia stare l'amore! Certo Alic, Ilsa e Ilia, ma voi ne siete quasi esenti, per voi è facile. Come voi non riuscite a innamorarvi, per me Cupido è un ospite quotidiano.
E sembra anche capire quando ho intenzioni di regalare un po' di pace al mio povero cuore, lui arriva, scocca una freccia dritta dritta su un ragazzo perfetto e aspetta che le lusinghe facciano il loro corso nella mia anima. Grazie, grazie davvero.
Razionalmente non penserei nemmeno a cosa fare, saprei già cosa scegliere.
Mia madre mi dice sempre: "sei tutta cuore" e io le vorrei dire che, ormai quasi non esiste più da tutte le volte che è stato trafitto.
L'amore per me è come l'acqua, senza mi sentirei morta.
A proposito, il mio sogno di questi giorni è che un ragazzo mi dedichi una canzone come questa (anche se non accadrà):


Contest...

Hello followers!!
Sto partecipando al writing contest di Yvaine e sua sorella Mirial...
All'inizio del concorso avevamo (noi partecipanti) detto loro di poter pubblicare i nostri racconti... anche se non ricordo il motivo... beh poco male.
Io ovviamente avevo detto di sì, perché in fondo il motivo per cui ho aperto questo blog è quello di pubblicare i miei racconti, le mie riflessioni e il corso della mia vita. Una specie di diario di viaggio che potete vedere anche voi. Perciò suppongo che rientri nello spirito di Un cielo di pensieri pubblicare questo piccolo scritto.
Mmm... bando alle ciance, pubblichiamo...
PS (che non è un post scrittum, ma un pre scrittum in questo caso xD): se non vi dovesse piacere, ditemelo grazie!




Aghate e la rue

Aghate avvertiva le sue scarpette leggere ticchettare sulle pietre della via. Erano di quel nuovo mar­chio, com'è che si chiamava? Ah, sì, Chanel: la incuriosiva molto. Era fine, delicato e perfetto per una brava donzella come lei.
Eppure c'era qualcosa nel cappottino che non andava, forse aveva un difetto alla schiena e non se n'era resa conto! Oh, no, che catastrophe!
Inzuppata fino a dentro le dolci ballerine arrivò a casa, aprì la porta e si buttò all'interno. Casa, dolce casa! Avrebbe fatto un bagno e si sarebbe distesa nel letto soffice con un tè caldo e un libro consono ad una damigella. Emersa dal suo bagno ai sali, inciampò nel cappottino ritrovandosi lunga distesa sulla moquette. Una busta di un rosa pallido s'intravedeva tra le pieghe dell'abito strapazzato.
La agguantò prudente e la aperse: Bonjour madamigelle... declamava ...vada alla rue Mouffetard e osservi il pied de poule, allorché troverà un magnifico trésor! Au revoir, madamigelle Aghate.
Aghate, si sentì attanagliare da una fitta di terrore puro e bruciò la lettera. Ecco spiegato il fastidio nel cappotto: la lettera era il difetto. Pensò intensamente a cosa potesse essere il “pied de poule”.
Si ritrovò a riflettere anche sul fatto che, quella lettera, potesse essere collegata ai suoi studi di ar­cheologia.
Batté convulsamente le dita sulla copertina del libro che stava leggendo mentre attendeva il bollire del tè. Un scoppiettio le ricordò, chissà come, che il “pied de poule” era un tessuto francese, ma, e con questo?
Aghate passò tutta la notte a sorseggiare tazze di tè e leggere, vedendo altre parole, altri enigmi nel libro: “Orgoglio e pregiudizio”, che, se vogliamo dirla tutta, non era affatto adatto ad una damigella d'al­to rango come lei. E non lo era nemmeno il fatto che abitasse da sola, senza essersi prima maritata! Che sciocca era, sua madre aveva avuto ragione: sarebbe valso più che vivesse un cane, invece di lei. Eppure era colta e ricca e la intrigava talmente il suo lavoro, come, al contrario, non suscitavano niente in lei, gli uomini. La chioma riccioluta di molte dame riscuoteva ovviamente maggior succes­so della sapienza, in campo amoroso, e allora? A lei piacevano le mummie e il Pantheon, c'era forse un non so che di malvagio? Non lo sapeva, ma il giorno dopo sarebbe andata alla rue!
Aspettò paziente il sorgere del sole e si preparò velocemente, non indossò il corsetto, al suo posto infilò un unico semplice abito rosa pastello, il suo colore preferito. Si rimirò allo specchio: le guance perennemente rosse non le erano mai piaciute, ma le donavano, come le fossette, erano uno strano segno d'intelli­genza. Prese il tram con l'ombrelletto stretto in mano. Scese alla rue con un peso costante nel cuore. “Osservi il Pied de poule” diceva la lettera, ma lei non capiva! Si accasciò su una panchina sentendosi un sacco di patate e picchiettò le unghie sul ferro freddo, ingegnandosi. Cos'era cambiato oggi dal giorno prima? Picchiettò e arricciò le labbra, un giovanotto si levò il cappello e la salutò, lei ricambiò... il cappotto Chanel! L'aveva acquistato il giorno prima! Controllò l'etichetta: pied de poule! Va bene, ma ora che doveva fare? Si sistemò le mani a coppa sotto il mento e guardò dritto difronte a sé, vide solo pietre. Inutilissime pietre storte che formavano tutto: terreno e muri! In col­lera prese a picchiare quelle pietre e si distese stanca sulla fredda pietra bagnata della strada.
-Che avete da guardare?!- gridò lei, arrabbiata per l'ingiusta differenza tra uomo e donna, tra ricco e povero. Fece scorrere una mano tra le fessure delle lastre. -Non c'è bisogno che si intristisca, basta essere paziente- disse una voce indistinta e Aghate si drizzò in piedi. Stava uscendo di senno? -Non abbia paura, guardi alla sua destra- continuò la voce, Aghate voltò il visetto aguzzo verso il muro e non vide nulla, corrugò la fronte. Ma che diavolo? Pensò. Una pietra cadde a terra in un tonfo e ne sbucò una mano grigia di roccia. Aghate urlò prendendo inaspettatamente quella mano nella sua. Perché lo stava facendo? Non aveva paura? No, i misteri erano il suo lavoro e l'attrazione per questi, scioglieva il timore. La mano era granulosa e Aghate chiuse gli occhi per lasciar vagare il tatto. Ma dopo tre minuti, la sua bocca si storse sentendosi qualcosa di soffice sul palmo, aprì gli occhi: pied de poule! Un romboide di pied de poule! Sorrise al fatto che fosse finemente intagliato fino a for­mare le parole: “diventerà archeologa”. -Mi scusi, si sente bene? Ha gli occhi lucidi- le chiese una donna gentile, Aghate annuì. Voleva forse dire che il muro nascondeva un reperto? Se fosse stato così, l'avrebbe fatta vedere a tutti i suoi spocchiosi colleghi maschi. Un repert! Saltellò dalla felicità di qua e di là; rimbalzando arrivò al comune. I suoi corti boccoli mielati saltavano insieme al suo corpicino gracile. -Salve- tubò al cassiere -Vorrei una concessione per uno scavo alla rue Mouffe­tard-. -Non si può, è una zona importante- disse lui. Aghate lo guardò storto e disse: -Ho det­to che voglio una concession!-. Ma non le fu data. Invece, la ricevette un suo collega arrogante e immaturo, cocco del suo professore. Aghate pianse per settimane e andò spesso a controllare i lavo­ri. Però, nonostante tutto, il reperto non si trovava e lei dubitò seriamente di aver avuto le allucina­zioni. -Jambert, ancora niente?- chiese Aghate al suo collega. -No. Ancora no, sicura che ci fosse un reperto?-. -Sì- rispose lei. Lui annuì e, ad Aghate, parve dispiaciuto di qualcosa, ma non disse nulla: le aveva rubato il lavoro, non si meritava la sua compassione e, a dirla tutta, neppure le sue lacrime. Girò sui tacchi e tornò a casa. Il cielo plumbeo le faceva salire alla mente la mano che aveva stretto e sorrise mettendo in mostra le sue deliziose fossette, una lacrima le scivolo sulla guancia e lei la cacciò via, dopo, però, vide che stava piovendo e restò col dubbio che non fosse stata una goccia di pioggia. Quella notte lesse fino a tardi: “Ragione e Sentimento”. Quando ebbe terminato le venne da piangere nuovamente, ma fermò bruscamente le lacrime uscendo di casa e correndo nella notte fino alla rue. Ripeté il gesto che aveva compiuto e cadde a terra assaporando le pietre fredde e umi­de. Le risuonarono in testa le parole di Jane Austen, quelle avverse della madre: -Tu non sei un uomo, Aghate!-, quelle del suo professore: -Sarà difficile...-, la tristezza di Jambert, il giovane che si era levato il cappello, il fruscio del cappotto Chanel, il cadere della pioggia su di lei e, senza render­sene conto, aveva chiuso gli occhi e stava piangendo liberando la frustrazione dentro al cuore. Il tur­binio dentro di lei la assordava come una canzone all'Opera. Un fulmine si abbatté troppo vicino a lei e il tuono che seguì le costò un dolore sordo alle orecchie. Se le coprì premendoci le mani. Con la bocca aperta, il labbro inferiore tremante, il rossetto rosso colato sul mento, ammirò lo spettacolo devastante davanti a lei: il muro rimanente era crollato, al posto delle pietre vi era una statua di uomo. Lui era bello come il sole e Aghate se ne innamorò a prima vista. Un uomo reperto. Allungò una manina e gli sfiorò una mano. La mano si mosse e strinse la sua, lei vide gli occhi grigi come l'ardesia aprirsi lenta­mente, e la bocca schiudersi: -Aghate, l'archeologa- disse la statua con un sorriso. -Ti amo- sussurrò lei. -Ma... io non so piangere, né muovermi, né amare, solo in modo platonico- disse titubante di rimando lui. -Sei perfetto così, mio reperto- iniziò Aghate -Mia madre aveva ragione, il tempo aggiusta tutto- rise della storpiatura, sua madre credeva che il tempo avrebbe fatto sposare Aghate, ma si sba­gliava. -Mi piace la tua risata, somiglia ad una campana- commentò la statua. Aghate si portò le mani a coppa sotto il mento e rise più forte davanti al viso stranito della statua. Restò fino al mattino vicina a lui. La scoperta del reperto venne accreditata a lei e divenne un'archeologa di professione. Anche Jambert divenne archeologo. Il reperto rimase un mistero per tutti, compresa Aghate e anche la lettera all'interno dello Chanel. La madre di Aghate si rassegnò e non rivolse più la parola alla fi­glia.
La statua non ebbe mai un nome vero e proprio, ma ebbe Aghate che gli dava amore tutte le notti, in cui andava a trovarla; la donna la scalava con l'aiuto della sua mano di pietra e si baciavano appassionata­mente. Aghate non confidò il suo segreto a nessuno, né si maritò, né ebbe figli.
La sua esistenza fu un po' quella di una emarginata e tutti si chiedevano come fosse possibile che le piacesse.
La statua le raccontò di tutte le coppie d'innamorati che si erano baciati davanti al muro credendo di essere soli, delle amicizie strette in segreto proprio lì e delle combutte e gli omicidi consumatosi di­fronte. Aghate ascoltava sempre rapita con le mani a coppa sotto il mento, tentando di risolvere le congiure narrate, storcendo le labbra.
In seguito alla morte di Aghate, la statua non parlò mai più con nessuno, ma ad ogni rintocco delle campane alzava le mani di pochi millimetri ed, in anni e anni, arrivò a posarle a coppa sotto il men­to.

Quindi lettori??
 Io non lo rileggo, ho il terrore di trovare errori dimenticati!

ATTENZIONE PUO' CAUSARE DEPRESSIONE...

Sto piangendo come una fontana. Mi sento una bambina.
Piango perché sono sciocca, ma questo è l'unico posto in cui mi posso sfogare e nessuno mi critica.
La verità è che sono troppo orgogliosa per dire agli altri cosa mi assilla.
Non ce la faccio proprio a farmi compatire.
Il problema è sempre quello, lui è innamorato di un'altra e io rifiuto, rifiuto ogni possibilità di riscatto.
Non è testardaggine, è che io senza di lui non sono felice.
Quando mi sorride, mi parla è come se il cielo si aprisse mostrandomi l'infinito.
Non posso immaginare qualcun altro accanto a me.
Io potrei essere la ragazza più bella, migliore, più dolce, più gentile e amabile del mondo, cosa che non sono, ma anche se lo fossi, a lui piacerebbe lei.
Io lei nemmeno la conosco, magari è fantastica, però, io ci sto male. E adesso sono a casa malata e con la febbre che deliro e piango ascoltando canzoni dei SUM 41 per farmi male.
E non riesco a piangere davanti agli altri. A nessuno. Non riesco neppure a parlare!
Ogni volta vorrei dire alla mia migliore amica di stare accanto a me perché ho bisogno di lei, perché sto male, ma mi pare di farle compassione e lo odio. Mi pare che il mio problema non sia niente di che, che lei ne abbia di più grandi di cui occuparsi e che io dovrei aiutarla.

Vorrei parlare con il mio migliore amico, ma lui è così felicemente fidanzato che mi dispiacerebbe dargli cattivo umore.
Non voglio che la gente si rattristi per causa mia, né che mi guardi con quello sguardo di pena infinita che non tollero.
Eppure io non ce la faccio più, questo peso è troppo grande per essere schiacciato, mi fa male al cuore, alle spalle, mi fa male a tutto.
Addirittura non riesco a parlarne con mia madre, mi blocco. E' come se le parole restassero lì, bloccate da un sigillo d'indistruttibile diamante. Non ho la chiave! Non mi esce voce, mi escono solo lacrime e qualche timido sorriso rivolto al cielo che sembra capirmi.
Dirmi che tutto si aggiusterà, abbracciarmi e consolarmi dicendo che è tutto finito. Ma non finisce mai.
E le lacrime continuano a scorrere impetuose fino a che qualcuno non si presenta e le caccio via con la mano sostituendole da un falsissimo sorriso che non mi appartiene.
Quanto darei per saper esprimere le mie opinioni, per togliere questa zavorra che mi tiene ancorata al fondo del mare.
Per sentirmi dire un secco "no" e sciogliermi nel dispiacere per poi tornare felice e ricominciare co la vita vera. Quella dove sei felice per davvero e niente ti sembra una finzione.
Eppure non concepisco il mondo come vero, ma solo come un enorme buco nero.