Ho messo piede nella schiera avversaria

Il Testamento di Tito - De André

Ho capito, dopo del tempo e delle ferite, che perché io sia felice non ho bisogno di persone che, ascoltandomi, annuiscono e applaudono.
Non m'interessano i "sì" di approvazione, ma continuo a tendere verso la strada opposta, continuo a volere vedere l'altro lato del mondo.
Ho la mente già abbastanza empia delle idee che ritengo giuste, non desidero in alcun modo riascoltarle. Ho voglia di confrontarmi e di far capire, anche a chi la pensa in modo diametralmente opposto a me, che non sono un mostro, che forse la loro verità non è l'unica giusta.

Ho voglia di portare un'aura di freschezza laddove la gente potrebbe volermi cacciare in malo modo.

Sono stata violenta, sono stata rabbiosa, sono stata piena d'odio, sono stata stupida. In passato, ho dato adito a pregiudizi, senza conoscere. Mi sono tradita.
C'è chi dice che non esiste più la "me ribelle", ma si sbagliano. Io resto ribelle, nel modo che ritengo migliore.
Non mi fermo a quella ribellione dove si rompono i vetri delle macchine con i sassi, non mi fermo a quella ribellione dove si incita i propri "compagni" a seguire la legge del nostro gruppo.
Non sono un dittatore.
Sono una ribelle. E sono solitaria.
E solitaria mi spingo nelle righe avversarie e provo a far vedere loro che non vedo differenza, che siamo umani, che ci piace fare del male.
Sono andata più in là della mia schiera, sono finita tra i nemici con le mani in alto e con la bocca piena di parole. E chi mi vuole seguire, è ben voluto.

E ho sentito insulti, insulti dalla mia schiera.
E ho sentito ringraziamenti, ringraziamenti dai miei oppositori. Ho sentito ringraziamenti per aver fatto loro scorgere un'apertura mentale che non si sarebbero mai immaginati.

"Anto è quella persona che mi ha fatto capire che anche i comunisti hanno un cuore, che bisogna ascoltare anche chi non la pensa come noi"

Ho sentito inviti a riunioni importanti perché era necessario che qualcuno con una mentalità differente proponesse una soluzione diversa.

"Anto, dovresti venire alla rassegna stampa, abbiamo bisogno di qualcuno d'informato che ci faccia vedere l'altro lato della medaglia".

Una volta dicevo che c'erano due barricate. Credevo nel bianco e nel nero. Non credevo nella loro unione.
Adesso so che è difficile, so che non tutti ti accettano, so di gente che alza i pugni nella mia direzione, che invoca la violenza, ma so anche quanto sia doveroso spaccare i muri.

Guardiamoci in faccia, noi umani che abbiamo tutti lo stesso volto.
Non ho paura degli umani, sono una di loro. Sbaglio e mi chiudo, ma so che basta svoltare l'angolo, basta seguire le luci, che siano di Dio o dei lampioni della città, e guardare al di là del proprio muro di trincea per vivere davvero. Per essere ribelli.

Cavalco un ronzino

De Andrè - Le Passanti

"Ma se la vita smette di aiutarti
E' più difficile dimenticarti
Delle occasioni lasciate ad aspettare"

Si desidera chi frantuma il muro di cinta del tuo castello di desideri e di tormenti. E nessuno vuole frantumare il mio muro, nessuno ci prova.
Non sto bene, non sto a casa, non sono nel mio posto, da nessuna parte.
E non ho neanche Dio.
Non ho nulla in cui credere. Credo in quello che scrivo, ma ho paura di non poterlo fare per tutta la vita.
I miei son solo effimeri desideri, dati da un talento inesistente e da speranze nate per essere distrutte.
Perché in questo mondo si va avanti stringendo mani.
Conoscendo coloro che ti aiutano, coloro che portano i ponti. Quegli agganci che non possiedo e non voglio avere.
Non ho mani da stringere e se le avessi, darei loro le spalle.
Chi stringe le mani, coloro che possono arrivare a quel grado di ruffianeria che porta via il mio giustizialismo; loro mi stanno strappando l'unica speranza che ho di continuare a scrivere. Di continuare a sopravvivere.
Una volta ho detto che io sopravvivo per la letteratura e così è.
Io vivo perché so che in passato c'è stato qualcuno che mi ha compreso.
Adesso sono sola, lasciata a me stessa, come tutti. Ma io sono stanca, sono abbattuta e fuggo a piangere nei bagni freddi e pieni di tubature della biblioteca.
Sopravvivere è qualcosa di difficile.
Ed io sono stanca. Cavalco il mio ronzino, soverchiata dagli stalloni degli altri.
Non ce la faccio più, non so più per quanto potrò ancora… vivere così.

Scusate se non scrivo più come prima, sta diventando dura.
Vivo con dei problemi che non so raccontare nemmeno più a me stessa.