Il mio libro non uscirà

Nel vecchio post… nel davvero vecchio post un lettore ha commentato: "stai crescendo e non so nemmeno se questo posto è ancora vivo…".
Alic non si rivede più nei miei post, non siamo più alla stessa lunghezza d'onda.

Sta accadendo. Anche voi vi state scontrando con me. Vi state scontrando con la ragazza che non mantiene nulla, che abbandona tutto il passato perché ha bisogno di un nuovo futuro. Ed io sono ancora in fuga.
Credevo, credevo di aver trovato una stabilità, ma non è la mia natura.
Non mi voglio lagnare, neanche questo è nella mia natura.

Non sapete quanto mi manca. Mi manca la mia solitudine, mi manca la mia bolla in cui tutto è bello, in cui tutto va per il verso giusto, in cui, se sono triste, torno a casa, bevo un caffè e scrivo.
Non ho più tempo per essere me stessa.
Mi sono iscritta a lettere perché la letteratura è ciò che mi ha sempre accompagnata, che mi è stata amica in questi vent'anni d'esistenza. Mi sono iscritta a lettere per leggere.
Oh, leggere.
Avete presente quella sensazione di quando prendete un nuovo libro in mano, ne annusate le pagine e vi mettete comodamente seduti sulla vostra poltrona per volare via?
Io no. Io non più.
Sta tutto diventando una critica, tutto diventa severo e professionale.
Mi sono scordata la sensazione di leggere perché volevo conoscere una storia.
Ora leggo solo stupidi saggi in cui mi si vuole insegnare come si legge.
Trovo il narratore interno, trovo la focalizzazione, trovo i verbi, gli aggettivi, gli avverbi che non si devono usare, trovo gli errori formali, giudico una storia per come è scritta. Apro i libri, li frantumo, li macero e poi guardo se le viscere sono veramente rosse. C'è sempre qualcosa di marcio.
Io non volevo diventare un chirurgo dei libri.
Io volevo solo sentirmi amata, volevo solo degli insegnamenti, volevo che gli autori, ormai morti, mi comprendessero e mi dicessero che anche loro provavano la mia stessa tristezza.
La letteratura.
Letteratura di genere, non di genere. Letteratura sperimentale, letteratura istituzionale.

La mia letteratura era la mia vita.
Ogni fase, ogni minuto, ogni secondo della mia vita era scandito da una pagina, da un romanzo.
Vivevo… vivo per la letteratura. Sapere che un grande uomo si è sentito solo, mi fa capire che io non lo sono. Io non sono sola, io vivo con i miei libri, i vivo con i miei amici, io vivo con i miei autori.
Gli autori che ho letto sono anche gli autori della mia mente.
Io sono quella che sono perché un autore mi ha dato la spinta. Un libro mi ha detto che lasciare, che abbandonare è fisiologico. Un libro mi ha detto che l'amore non è sempre perfetto. Un libro mi ha detto che esistono tante ingiustizie, ma che io sarei dovuta essere giusta.
Io avrei dovuto amare, sarei dovuta essere gentile, avrei dovuto avere rispetto per ogni forma di creatura a questo mondo.
Io non ho vent'anni, io ne ho mille. Ho vissuto cento vite. Ho amato centinaia di persone. Ho avuto migliaia di amici,
Io ho volato, ho scavato, ho urlato, ho pianto e ho combattuto.
Ma adesso, nel momento in cui, da donna, dovrei leggere più di ogni essere umano al mondo, mi perdo.  Studio, studio, studio.
No, non mi è mai interessato studiare. Io volevo sapere, volevo conoscere e volevo vivere. E lo facevo.

I LIBRI SONO VITA VERA.

Io non sono una persona triste perché leggo, io non sono una persona sola perché amo passare il mio tempo a sfogliare le pagine in cui sono contenuti i segreti più nascosti dell'umanità.
Ma io non leggo più.
Mi sono iscritta a lettere per leggere e tutto quello che so fare è giudicare.

Non sono più nemmeno in grado di scrivere un post decente. Non so più scrivere.

Avevo deciso di abbandonare la scrittura perché lo spietato mondo reale mi ha insegnato che se non conosci qualcuno, se non sei figlio di qualcuno, incorrerai solo in frodi.
Dovevo pubblicare un libro.
Il MIO libro. Un libro scritto per amore con amore.
Ma quel libro, dopo la firma di un contratto, dopo l'attesta di un anno da essa, non è mai stato pubblicato.
E sapete perché?
Perché era troppo lungo! Perché avevo scritto troppo!
Perché avevo amato troppo, avevo voluto condividere troppo!
Volete sapere come mi sono sentita quando ho saputo che non sarebbe stato pubblicato? Mi sono sentita furiosa, abbandonata, ingannata!
Mi sono sentita completamente a terra. No, non avevo più nessuna voglia di vivere in quei momenti.
Che cavolo ci facevo a fare lettere?!
Potrebbe sembrare che io stia esagerando e forse lo sto facendo, ma non sono esagerata e non sto mentendo quando vi dico che: QUEL LIBRO ERA LA MIA VITA.
In quel libro c'erano tutti i miei sentimenti, c'era tutto il mio amore ed il mio odio. Quel libro ero io.
Avete anche solo la minima idea di quanto possa essere difficile denudarvi completamente, togliere tutte le vostre maschere, esporre la vostra anima cruda?!
Vi posso assicurare che non è niente in confronto a come ci si sente quando vi ingannano: quando vi fanno credere che la vostra anima valga, sia speciale, per poi sputarla.
Perché, a quanto pare, la mia anima è troppo piena. È TROPPA.

Per un certo periodo, dopo, non volevo più vedere la pagina scritta.
Non volevo leggere, non volevo scrivere, non avevo alcun interesse per quel che stavo studiando.
Poi ho ricominciato.
E adesso, adesso mi sono resa conto che non riesco più a scrivere, non perché non sia capace, ma perché non riesco. Provo ribrezzo per me stessa e per quello che scrivo.
Provo ribrezzo per i gruppi di raccomandati che scrivono quello che vedono scritto sulle scatole di cioccolatini e le pubblicano.
Provo ribrezzo per quel mondo di strette di mano in cui mi ritrovo a dover restare.

Perché in un mondo del genere dovrebbe importare a qualcuno dei sentimenti veri, dell'anima delle persone?
Voi, come me oramai, non volete la realtà. Volete il surrogato della realtà, quello troppo bello o troppo brutto, quello falso.
Volete leggere dell'esagerazione, delle infinite bellezze e dei drammi più grandi.
Ma io no, e spero di non essere sola, io voglio leggere delle PICCOLEZZE CHE UCCIDONO L'UOMO E DI QUELLE CHE LO TENGONO IN VITA. Questa è la realtà!
E questa è la mia piccolezza. Il mio libro. Quel libro che nessuno leggerà mai, ma che per me è ciò che di più importante potessi avere.
Ci ho speso lacrime e sudore, ho speso estati uscendo poco perché dovevo scrivere, dovevo far uscire tutto quello che avevo dentro.
Ma tutto quello che avevo dentro era TROPPO e per questo improponibile: UN INVESTIMENTO TROPPO RISCHIOSO PER IL MERCATO DI OGGI.

PS. scusate se non rispondo ai commenti, ma non me lo fa fare, si blocca.